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Vuoi far crescere la tua pagina Facebook sfruttando la tua rete di contatti personali? Il primo passo è invitare i tuoi amici a mettere “Mi piace” alla pagina direttamente dal tuo profilo. Ecco come fare,

Hai appena creato (o stai gestendo) una pagina aziendale su LinkedIn e vuoi farla conoscere ai tuoi contatti? LinkedIn offre una funzione molto utile che permette di invitare direttamente le tue connessioni a seguire una

Perché ogni azienda dovrebbe aprire un blog? In che modo un blog può migliorare il business? I vantaggi sono molteplici e vanno dall’acquisizione dei nuovi clienti fino alla fidelizzazione di quelli attuali, passando per la

Nel 1997 il regista francese Luc Besson dirigeva quella che sarebbe diventata una delle sue pellicole più celebri: “Il quinto elemento”. Nel film, un giovane Bruce Willis, nei panni di Korben Dallas, non solo guidava

Ebbene sì, non si può più negarlo: i tempi sono cambiati. I social network sono ormai parte integrante non solo delle vite private delle persone ma anche del mondo del commercio, o meglio del mondo

5 motivi per cui ogni azienda dovrebbe aprire un blog

Perché ogni azienda dovrebbe aprire un blog? In che modo un blog può migliorare il business? I vantaggi sono molteplici e vanno dall’acquisizione dei nuovi clienti fino alla fidelizzazione di quelli attuali, passando per la possibilità di scalare posizioni sui motori di ricerca.   Ecco 5 motivi per cui ogni azienda dovrebbe avere un blog sul proprio sito internet: 1) Può accrescere la tua visibilità e la tua reputazione: un blog ti permette di pubblicare nuovi contenuti, in qualsiasi momento. Attenzione: ciò che pubblichi non deve essere necessariamente legato alla vendita dei tuoi prodotti o alla promozione dei tuoi servizi: col blog potrai parlare della tua storia, di come è nata la tua azienda, o addirittura intervistare i membri del tuo team: insomma, potrai farti conoscere meglio dai tuoi potenziali clienti spaziando con argomenti che esulano dalla comunicazione commerciale.   2) Può farti acquisire nuovi clienti: il blog ti permette di applicare le tecniche di inbound marketing, ovvero “farsi trovare nel momento in cui le persone hanno bisogno di te”. Utilizzando le giuste parole chiave all’interno dei tuoi articoli aumenterai le possibilità di essere trovato da potenziali clienti che scriveranno quelle stesse parole in un motore di ricerca. Insomma, se il tuo sarà un lavoro ben fatto, saranno loro a trovare te.   3) Il blog può anche aiutarti a fidelizzare i clienti che hai già acquisito. Pubblicare costantemente contenuti utili e interessanti, infatti, mette in evidenza la tua competenza nel settore e la tua professionalità. Ti permette di stabilire, o rafforzare, una relazione di fiducia migliorando la comunicazione. Il blog è, infatti, uno dei modi migliori per dialogare con gli utenti: puoi permettere loro di intervenire, con dei commenti, direttamente sulle pagine dei contenuti che pubblichi, per raccogliere opinioni e recensioni. Anche sui social.   4) Ti aiuta a scalare le posizioni sui motori di ricerca: i siti web che pubblicano regolarmente sono avvantaggiati. In altre parole, un blog può aiutarti a migliorare il posizionamento del tuo sito web sui motori di ricerca, a renderlo cioè più rilevante per Google (e i suoi colleghi), e conferirgli maggiore visibilità nelle pagine dei risultati.   5) Umanizza la tua azienda: il blog ti permette di mostrare qual è lo spirito, la filosofia del tuo business. Può dare dunque voce al tuo lavoro, abbattendo, o almeno diminuendo, le distanze che intercorrono solitamente fra utente e azienda.   Fare blogging è un processo complesso, richiede risorse, pazienza e competenza, ma potrebbe dare una marcia in più al tuo sito e, di conseguenza, alla tua azienda.   Il blog dà voce al tuo business.

Impianto domotico: la casa intelligente non è più fantascienza

Nel 1997 il regista francese Luc Besson dirigeva quella che sarebbe diventata una delle sue pellicole più celebri: “Il quinto elemento”. Nel film, un giovane Bruce Willis, nei panni di Korben Dallas, non solo guidava un taxi volante, ma viveva in una casa automatica, la quale, tra le altre cose, accendeva le luci al suo rientro, nutriva i pesci nell’acquario e gli concedeva un limitato numero di sigarette in base a un programma ideato per aiutarlo a smettere di fumare. Oggi non siamo ancora in grado di far volare le auto ma quel tipo di casa (con tutte le dovute differenze) è ormai una realtà: si chiama smart home, la casa intelligente, ovvero un ambiente tecnologicamente avanzato capace di combinare l’elettronica e l’informatica grazie all’utilizzo di dispositivi domotici interconnessi.   La domotica, che poco più di vent’anni era praticamente fantascienza, è oggi alla portata di tutti. Ok, non sarete mai Bruce Willis, ma potrete avere una casa simile alla sua, anzi molto più bella. Pensateci: potreste accendere e spegnere tutte le luci di casa con un click, abbassare le tapparelle restando comodamente seduti sul divano, potreste addirittura aprire la porta di casa mentre vi state ancora rasando o truccando in bagno. L’installazione di un impianto domotico, inoltre, può incrementare il valore dell’immobile dal 5% al 8%.    Ma quanto costa tutto questo? La realizzazione di un impianto domotico richiede sicuramente un impegno economico più elevato rispetto a quello per un comune impianto elettrico ma, a differenza di quanto si possa credere, non di molto. Ovviamente il costo varia in base ad alcuni fattori di cui bisogna necessariamente tener conto, ovvero:   la grandezza dell’abitazione; il numero dei vani; il numero dei punti luce.   In genere, scegliendo un impianto base il costo totale (per una casa tipo di 70/80 metri quadri e quattro vani), si aggira intorno ai €7000, tenendo in considerazione che il costo di un normale impianto elettrico è di circa €5000. Con il 40 % di spesa in più potrete, attraverso un’unica App:   controllare l’accensione e lo spegnimento delle luci; controllore il riscaldamento di tutta la casa scegliendo orari e temperature; ripristinare l’impianto elettrico in caso manchi la corrente; aprire e chiudere tapparelle e tende. Naturalmente all’impianto base potranno con il tempo essere aggiunti tutti i dispositivi e le funzioni di cui avrete bisogno, come:   un sistema di antintrusione o di videosorveglianza; un videocitofono; il controllo dei consumi; la gestione dell’impianto di irrigazione.   E molto altro.    Insomma, non è più fantascienza, costa meno di un viaggio di nozze e potrebbe rendere la vostra vita in casa molto più comoda e sicura.    Il futuro è già iniziato.

4 passi per lanciare un brand sul mercato

Jeff Bezos, fondatore del colosso Amazon, definisce il brand come “quello che le persone dicono di te quando non sei nella stanza”.   Quando parliamo di brand rischiamo di fare un po’ di confusione soprattutto perché in italiano questo termine è traducibile con “marca”. Ed effettivamente è quello a cui ci si riferisce, ma non solo. Il brand, infatti, non è solo un nome o un logo ma è quello che l’azienda mostra di sé nel suo complesso e, ancor di più, quello che viene percepito dagli utenti di una determinata azienda.   Un brand forte è un brand identificabile, amato, un brand al cui nome non associamo soltanto un prodotto ma tutta una serie di sentimenti, emozioni e desideri.   Se diciamo Ferrari, non pensiamo solo alle famose auto rosse con il cavallino rampante, ma alla ricchezza, al lusso. Se diciamo Dior, non pensiamo solo ai bei vestiti o ai profumi, ma all’eleganza, allo stile.   Insomma, un brand è molto più che un bel logo o un nome importante.   Nel corso degli anni il concetto di brand è cambiato, evolvendosi fino a diventare una vera e propria disciplina: la Brand Identity, la quale deve riflettere tutti gli elementi costitutivi, sia da un punto di vista strategico che creativo, dell’azienda.   La Brand Identity deve raccontare l’azienda, il suo lavoro, il suo personale, la sua mission e deve farlo in maniera incisiva, riconoscibile, in modo da determinarne la percezione e la reputazione. Una percezione dalla quale dipenderà il gradimento e di conseguenza il successo del marchio.   La Brand Identity, difatti, crea un rapporto con il pubblico. Un rapporto che può essere sia positivo che negativo.   Viviamo in un’epoca in cui il nostro cervello è continuamente stimolato da messaggi pubblicitari, per questo motivo avere una forte identità e solidi valori aziendali è diventato un aspetto prioritario e indispensabile per qualsiasi impresa.   Cosa fare dunque per affermare il proprio Brand e farlo emergere nel mare magnum del sovraffollamento digitale?   Ecco tre passi fondamentali da seguire per far conoscere (e amare) la tua azienda:   1) Individuare una mission. Il primo step è porsi delle domande: qual è il tuo scopo? Dove vuoi arrivare? Per mostrarti e raccontarti agli altri devi sapere chi sei e cosa vuoi portare nella nicchia di mondo commerciale della quale hai deciso di far parte.   2) Definire il target iniziale. Non puoi rivolgerti subito all’intero pianeta. Valuta innanzitutto il territorio che ti circonda, trova un punto d’appoggio e parti da lì per aumentare la tua quota di mercato.   3) Studiare i competitor. A meno che tu non abbia avuto un’idea geniale e unica, è molto probabile che vi siano in giro delle aziende che propongono il tuo stesso prodotto, e che magari operano nella tua stessa zona: ciò non è necessariamente uno svantaggio ma una buona occasione per imparare dal loro business pregresso. Studiali, analizzali e chiediti: sono dei brand di successo? Se sì, perché? Hanno dei margini di miglioramento? E, soprattutto, come posso superarli?   4)  Coinvolgere gli utenti. Raccontati, nel bene e anche un po’ nel male. Aprirsi e rendere pubblico anche qualche difetto può creare empatia e simpatia nei tuoi confronti. Umanizza la tua azienda e fai in modo che chi si avvicina a te non veda soltanto un edificio, un logo e dei numeri: se i brand sono davvero come gli esseri umani, devono parlare come loro, emozionarsi come loro e possono quindi anche essere imperfetti come loro.   Costruire una Brand Identity solida e riconoscibile, insomma, non è un’impresa impossibile. Bisogna credere in se stessi, nella propria azienda e nei propri prodotti. È necessario focalizzarsi sulla propria unicità e prestare attenzione a quello che si dice e a come lo si dice.  

E-mail marketing: perché serve e come usarlo

E-mail marketing: perché serve e come usarlo

Creare e mantenere contatti con i propri clienti condividendo contenuti è lo scopo principale dell’e-mail marketing, una delle tante strategie commerciali che fanno capo al cosiddetto Digital Marketing.   Il Digital Marketing, infatti, è l’insieme delle attività di marketing che attraverso i canali web sviluppano la propria rete commerciale e la coltivano analizzando i trend di mercato, prevedendone l’andamento e creando offerte su misura per i propri clienti.   Quando si pensa al connubio aziende/e-mail si crede, erroneamente, che si tratti solo di comunicazioni promozionali e pubblicitarie destinate, la maggior parte delle volte, a finire direttamente nella cartella spam. Ma l’e-mail marketing è molto più di questo. È uno strumento che se ben utilizzato può fare la differenza per il vostro business. Vediamolo insieme.   Cos’è l’e-mail marketing?   Partiamo dalle basi. Come accennato, l’e-mail marketing è una disciplina del Digital Marketing che, attraverso la posta elettronica, consente di creare relazioni stabili e reciproche sia con i clienti già acquisiti sia con quelli potenziali. Non si tratta di inviare le classiche newsletters uguali per tutti, ma di creare contenuti che siano il più possibile interessanti e personalizzati e che dunque permettano, innanzitutto, di farsi riconoscere come brand, ma anche di instaurare un rapporto di fiducia con i destinatari della comunicazione. L’e-mail marketing, dunque, deve contribuire a consolidare la vostra Brand Awareness. In linea generale con l’invio di e-mail a scopo commerciale l’azienda si pone i seguenti obiettivi:   Aggiornare costantemente la clientela sui propri prodotti e servizi (se ce ne sono di nuovi, se quelli terminati sono tornati disponibili, e così via). Informare su sconti e promozioni attive, evitando di essere troppo generici e tenendo sempre a mente la persona alla quale la mail sarà inviata (cliente affezionato, nuovo cliente, potenziale cliente, ecc.). Fidelizzare i clienti, con una comunicazione costante che trasmetta l’idea di un brand presente, al fianco del proprio pubblico In generale, instaurare relazioni personalizzate e costruttive.   Come funziona?   Il primo passo da compiere è quello di creare una mailing list, ovvero una lista di indirizzi e-mail di tutti i vostri clienti o potenziali clienti. Per ottenere gli indirizzi e-mail potrete procedere in diversi modi, ad esempio:   Facendo firmare al cliente un breve contratto cartaceo in negozio dopo i suoi acquisti. Se il cliente si riterrà soddisfatto non avrà problemi a concedervi cinque minuti per rilasciare il proprio indirizzo e-mail. Facendo sottoscrivere un form di contatto online che dovrete provvedere a inserire sul vostro sito internet.   Naturalmente, garantendo qualcosa in cambio, il cliente sarà più incline a lasciare i propri dati: sconti personalizzati, offerte speciali e programmi fedeltà che saranno inviati loro tramite la suddetta mail potrebbero essere un buon motivo. In concomitanza a questo primo step ricordatevi di scegliere un buon software che vi permetta di gestire e organizzare la vostra lista contatti e di creare newsletters professionali.   Il secondo passo consiste nella creazione e ottimizzazione della vostra campagna marketing che dovrà contemplare i seguenti tipi di e-mail marketing:   Retention e-mail marketing: serve a fidelizzare la clientela già acquisita per evitare il cosiddetto fenomeno churn rate, ovvero il tasso di abbandono dei clienti. E-mail calendarizzate e frequenti che devono avere come scopo quello stabilire una relazione sempre più solida fornendo un’immagine aziendale positiva e stabile. Direct e-mail marketing (DEM): è il tipo di e-mail più importante. Consiste, infatti, nella condivisione di informazioni a carattere commerciale personalizzate in base agli specifici target che saranno stati analizzati in precedenza. È uno strumento che permette di stabilire rapporti autentici con i propri clienti anche perché può essere molto interattivo. Gli utenti, infatti, hanno la possibilità di acquistare prodotti o di scaricare contenuti direttamente dalla posta elettronica.   Per attirare l’attenzione di nuovi potenziali clienti, inoltre, vi è anche la possibilità di inviare le cosiddette Advertising e-mail, ovvero dei messaggi pubblicitari che vengono inseriti nel corpo di mail inviate da altri, previo acquisto di uno spazio pubblicitario altrui.   Ricordate di calendarizzare l’invio delle mail in base a orari specifici derivanti dalle analisi relative al comportamento degli utenti stessi. Insomma, evitate di inviare mail alle quattro del mattino, per dire.   Il terzo e ultimo step consiste nel monitoraggio dei risultati: andamento della campagna, tasso di visualizzazioni, contenuti maggiormente apprezzati, e così via. Queste analisi vi permetteranno di ottimizzare sempre di più le vostre campagne e le vostre strategie.   Per quanto riguarda il contenuto delle mail ricordatevi di:   Rivolgervi ai vostri clienti, se possibile, chiamandoli per nome: darà l’idea di una comunicazione personalizzata e mirata, anziché di un messaggio massivo.  Scrivere messaggi brevi, concisi ma efficaci, che vadano dritto al punto. Utilizzare un font semplice e chiaro, dividere il testo in paragrafi e mettere ben in evidenza i link: è fondamentale che la lettura sia scorrevole, concisa ed efficace.   Perché l’email marketing è uno strumento importante? In base a quanto detto finora, cerchiamo di capire, in pochi semplici punti perché anche la vostra azienda può trarre vantaggi dall’utilizzo dell’e-mail marketing:   Rafforza la vostra brand awareness. Riduce di molto i costi pubblicitari. Permette di conoscere davvero, in termini commerciali, la propria clientela, per la quale potranno essere dunque create promozioni e offerte speciali ad hoc. Garantisce risultati ottimali in termini di Return on Investment (ROI): diverse ricerche di mercato, infatti, hanno dimostrato che l’e-mail marketing è uno dei migliori strumenti di Direct Marketing in termini di redditività del capitale investito. Si rivolge a una clientela mirata: selezionando una mailing list di commercianti, avremo un risultato migliore se il nostro prodotto è qualcosa che interessa quasi esclusivamente ai commercianti. Il destinatario avrà tempo per leggere la vostra comunicazione: essendo una e-mail, sarà consultata nel momento in cui il cliente avrà tempo di leggere le e-mail, cosa che non succede spesso nella pubblicità di vecchio stampo, per esempio, un cartellone pubblicitario sarà ignorato dalla maggior parte delle persone in transito, e un volantino sarà ignorato se consegnato a qualcuno che, in quel momento, sta pensando ad altro.   Insomma, l’e-mail marketing potrebbe essere la

Come capire se è una fake news

Come capire se è una fake news

Fake news, quante volte avete sentito o letto questa espressione? Innumerevoli, vero? Le fake news (letteralmente “notizie false”) sono ormai all’ordine del giorno: notizie spesso sensazionali, completamente inventate, studiate ad arte per fare scalpore, spesso arrecando danno a qualcuno e disinformando. Le ritroviamo dappertutto, nessun ambito viene risparmiato. Ma perché? Perché vengono diffuse le fake news?   Le ragioni per le quali vengono diffuse possono essere le più svariate, ad esempio economiche: i cosiddetti titoli “acchiappa clic”, spesso abbinati a temi scottanti, spingono le persone a cliccare sulla notizia e a leggerne il contenuto, semplice gesto che genera traffico sul sito della notizia falsa, un traffico che può essere monetizzato e di cui si avvantaggiano gli sponsor che hanno investito in pubblicità sul quel sito. Solitamente le pubblicità sui siti vengono pagate in base alle visualizzazioni o ai click ricevuti: una notizia sensazionale attirerà un sacco di visualizzazioni e quindi un sacco di click. Altre ragioni possono essere politiche: indebolire i propri avversari, screditarli per rafforzare la propria posizione e pilotare l’opinione pubblica. Una fake news, soprattutto quando diventa virale, può fare questo e altro. Fake news nella storia: la (finta) morte di Napoleone   È vero, le fake news sono aumentate a dismisura con l’avvento di internet e, soprattutto, dei social network, ma se credete che siano un fenomeno recente vi sbagliate di grosso. Le fake news esistono da molto, moltissimo tempo, probabilmente da sempre. Basti considerare che ne fu vittima anche un personaggio come Napoleone. Ebbene sì, il 21 febbraio del 1814, durante le famose guerre napoleoniche, venne diffusa la notizia che Napoleone era morto, ucciso dai cosacchi. La guerra dunque era finita e gli Alleati avevano vinto. La notizia, che ovviamente non fu mai confermata dato che Napoleone era vivo e vegeto, provocò la reazione degli azionisti che il mattino seguente si precipitarono a investire convinti del fatto che il re francese fosse morto e che il trono fosse tornato nelle mani dei Borboni. Poi però la notizia venne ufficialmente smentita e i ritenuti colpevoli condannati. Bastò dunque una notizia falsa, diffusa tramite una lettera per mandare in tilt la più importante borsa valori inglese. Come riconoscere (ed evitare) le fake news?   Riuscire a riconoscere una notizia falsa, una “bufala”, è estremamente importante, soprattutto se si intende condividerla, perché altrimenti non si farebbe altro che alimentare menzogne e disinformazione. Ma come fare? Innanzitutto, bisogna verificarne la fonte. Nel caso la notizia sia stata divulgata da una testata giornalistica, ad esempio, bisogna accertarsi che questa sia accreditata e lo si può fare controllando se nel footer è presente la partita IVA (ndr il footer è la parte finale di una pagina web cui generalmente si trovano le informazioni rilevanti sulla proprietà del sito e di altro genere). Si può anche verificare chi sia il proprietario del dominio attraverso alcuni registri come nic.it o whois.com: basterà visitarli e digitare il sito web per vedere a chi è intestato. Attenzione, però: alcune estensioni di dominio, ad esempio le .com, offrono anche la possibilità di nascondere i dati dell’intestatario del dominio, per cui questa tattica potrebbe anche non funzionare. In ogni caso potete sempre contare sul caro Google: se usato bene è il più grande alleato che si possa avere. Esistono, ad esempio, dei siti che si occupano appositamente di smascherare le fake news, portali di fact-checking (verifica dei fatti) contro la disinformazione, le bufale e l’allarmismo che dilagano su, infestando soprattutto le bacheche social. Quando la notizia vi sembra strana, correte su Google a digitare il titolo della notizia seguito dalla parola “bufala” o “fake news”, quindi consultate i risultati: se si tratta di una notizia falsa, qualche sito ne avrà già parlato.   Ora che sapete come fare, non lasciatevi ingannare più dalle fake news!