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Hai appena creato (o stai gestendo) una pagina aziendale su LinkedIn e vuoi farla conoscere ai tuoi contatti? LinkedIn offre una funzione molto utile che permette di invitare direttamente le tue connessioni a seguire una

Perché ogni azienda dovrebbe aprire un blog? In che modo un blog può migliorare il business? I vantaggi sono molteplici e vanno dall’acquisizione dei nuovi clienti fino alla fidelizzazione di quelli attuali, passando per la

Nel 1997 il regista francese Luc Besson dirigeva quella che sarebbe diventata una delle sue pellicole più celebri: “Il quinto elemento”. Nel film, un giovane Bruce Willis, nei panni di Korben Dallas, non solo guidava

Ebbene sì, non si può più negarlo: i tempi sono cambiati. I social network sono ormai parte integrante non solo delle vite private delle persone ma anche del mondo del commercio, o meglio del mondo

Jeff Bezos, fondatore del colosso Amazon, definisce il brand come “quello che le persone dicono di te quando non sei nella stanza”.   Quando parliamo di brand rischiamo di fare un po’ di confusione soprattutto

Quanti di voi utilizzano un Kindle? Quanti hanno un account Instagram? O Tinder? (Ok riguardo a Tinder non dovete rispondere per forza).   E se vi chiedessimo quando hanno visto la luce queste innovazioni? Probabilmente

4 passi per lanciare un brand sul mercato

Jeff Bezos, fondatore del colosso Amazon, definisce il brand come “quello che le persone dicono di te quando non sei nella stanza”.   Quando parliamo di brand rischiamo di fare un po’ di confusione soprattutto perché in italiano questo termine è traducibile con “marca”. Ed effettivamente è quello a cui ci si riferisce, ma non solo. Il brand, infatti, non è solo un nome o un logo ma è quello che l’azienda mostra di sé nel suo complesso e, ancor di più, quello che viene percepito dagli utenti di una determinata azienda.   Un brand forte è un brand identificabile, amato, un brand al cui nome non associamo soltanto un prodotto ma tutta una serie di sentimenti, emozioni e desideri.   Se diciamo Ferrari, non pensiamo solo alle famose auto rosse con il cavallino rampante, ma alla ricchezza, al lusso. Se diciamo Dior, non pensiamo solo ai bei vestiti o ai profumi, ma all’eleganza, allo stile.   Insomma, un brand è molto più che un bel logo o un nome importante.   Nel corso degli anni il concetto di brand è cambiato, evolvendosi fino a diventare una vera e propria disciplina: la Brand Identity, la quale deve riflettere tutti gli elementi costitutivi, sia da un punto di vista strategico che creativo, dell’azienda.   La Brand Identity deve raccontare l’azienda, il suo lavoro, il suo personale, la sua mission e deve farlo in maniera incisiva, riconoscibile, in modo da determinarne la percezione e la reputazione. Una percezione dalla quale dipenderà il gradimento e di conseguenza il successo del marchio.   La Brand Identity, difatti, crea un rapporto con il pubblico. Un rapporto che può essere sia positivo che negativo.   Viviamo in un’epoca in cui il nostro cervello è continuamente stimolato da messaggi pubblicitari, per questo motivo avere una forte identità e solidi valori aziendali è diventato un aspetto prioritario e indispensabile per qualsiasi impresa.   Cosa fare dunque per affermare il proprio Brand e farlo emergere nel mare magnum del sovraffollamento digitale?   Ecco tre passi fondamentali da seguire per far conoscere (e amare) la tua azienda:   1) Individuare una mission. Il primo step è porsi delle domande: qual è il tuo scopo? Dove vuoi arrivare? Per mostrarti e raccontarti agli altri devi sapere chi sei e cosa vuoi portare nella nicchia di mondo commerciale della quale hai deciso di far parte.   2) Definire il target iniziale. Non puoi rivolgerti subito all’intero pianeta. Valuta innanzitutto il territorio che ti circonda, trova un punto d’appoggio e parti da lì per aumentare la tua quota di mercato.   3) Studiare i competitor. A meno che tu non abbia avuto un’idea geniale e unica, è molto probabile che vi siano in giro delle aziende che propongono il tuo stesso prodotto, e che magari operano nella tua stessa zona: ciò non è necessariamente uno svantaggio ma una buona occasione per imparare dal loro business pregresso. Studiali, analizzali e chiediti: sono dei brand di successo? Se sì, perché? Hanno dei margini di miglioramento? E, soprattutto, come posso superarli?   4)  Coinvolgere gli utenti. Raccontati, nel bene e anche un po’ nel male. Aprirsi e rendere pubblico anche qualche difetto può creare empatia e simpatia nei tuoi confronti. Umanizza la tua azienda e fai in modo che chi si avvicina a te non veda soltanto un edificio, un logo e dei numeri: se i brand sono davvero come gli esseri umani, devono parlare come loro, emozionarsi come loro e possono quindi anche essere imperfetti come loro.   Costruire una Brand Identity solida e riconoscibile, insomma, non è un’impresa impossibile. Bisogna credere in se stessi, nella propria azienda e nei propri prodotti. È necessario focalizzarsi sulla propria unicità e prestare attenzione a quello che si dice e a come lo si dice.  

2010-2020: 10 anni di invenzioni

Quanti di voi utilizzano un Kindle? Quanti hanno un account Instagram? O Tinder? (Ok riguardo a Tinder non dovete rispondere per forza).   E se vi chiedessimo quando hanno visto la luce queste innovazioni? Probabilmente non sapreste rispondere, un po’ perché non è una questione di vitale importanza, un po’ perché la tecnologia ha in qualche modo dilatato i nostri tempi, tanto da farci pensare o che certe cose esistano da anni quando, in realtà, sono molto recenti. Altre cose, invece, ci sembra che abbiano debuttato nelle nostre vite l’altro giorno, e invece le usiamo già da anni.   L’ultimo decennio ha rivoluzionato le nostre vite: ecco alcune delle invenzioni più rilevanti, anno per anno, dal 2019 al 2020.   2010 – L’Apple iPad fa la sua comparsa, è il primo tablet dell’era moderna: elegante, facile da usare e super versatile (sì, lo sappiamo che Apple non ha inventato il tablet, ma non ha forse realizzato il primo modello di successo?). Google Maps, una rivoluzione che ha trasformato in navigatori tutti i nostri dispositivi… ve lo ricordate il Tutto Città? Ecco, neanche noi. Instagram, il social network che ha radicalmente modificato il modo di raccontare e raccontarsi. Ebbene sì, sono già dieci anni che esiste, anche se soltanto di recente abbiamo imparato a scrivere #food al posto di “cibo”.   Che anno il 2010, eh?   2011 – Minecraft, il videogioco più venduto di sempre: 180 milioni di copie, 480 milioni di utenti e 112 milioni di giocatori attivi al mese, per essere precisi. Niente male per un gioco che sembra disegnato da un bambino di quattro anni, no? (Si fa per scherzare, eh). Le reti 4G, che hanno costituito un ulteriore passo in avanti nella fruizione di contenuti. Ma che ne sanno le nuove generazioni di quando per connettersi a internet dovevamo occupare la linea fissa?     2012 – Il Kindle. Forse non tutti sanno che Amazon nasce con l’intento di essere la più grande libreria online del mondo (cosa che gli è riuscita, tra l’altro). Non per l’amore di Jeff Bezos per la cultura ma perché i libri rappresentavano la merce più conveniente da vendere: pratici da imballare e da spedire, con una quantità pressoché infinita di titoli a disposizione. Bezos con gli anni ha trasformato la sua azienda in una specie di lampada di Aladino dai desideri illimitati, fino a rilanciarsi nel mercato dei libri immettendo sul mercato (nel 2007 quello americano, nel 2012 quello italiano) il dispositivo più utilizzato per la lettura di e-book. Non è stato un successo enorme, visto che il cartaceo continua a farla da padrone, e visto l’avvento dei tablet che molti hanno preferito anche per la lettura dei libri in digitale, ma insomma… qualcosa doveva pur topparla il vecchio Jeff!   2013 – Spotify. Creato nel 2006 a Stoccolma dallo stesso ragazzo che aveva ideato Napster – il primo servizio mai inventato (e illegale) di condivisione di file – Spotify fu lanciato nel 2008 e arrivò in Italia nel 2013. Ha messo a nostra disposizione tutta la musica del mondo (o quasi) in maniera veloce e legale, pensate un po’. Per farvi capire la portata del fenomeno: diverse classifiche e premi discografici vengono stabiliti in base agli ascolti avvenuti sulla piattaforma. In realtà molti artisti non esattamente entusiasti – alcuni hanno addirittura rimosso i propri album – ma ehi, non si può accontentare tutti. O no?     2014 – Tinder, nel suo essere semplice e intuitiva ha cambiato le logiche del rimorch.. ehm, del dating. E sì, perché con questa app basta un movimento del pollice: verso sinistra se la persona che ci appare sullo schermo non ci interessa, verso destra se invece ci piace. Quante volte avete sbagliato direzione del pollice?   2015 – Netflix. Sì, nemmeno noi sapevamo che nel 2015 Netflix e le sue serie tv fossero già tra noi. Abbiamo perso anni di maratone. E voi?    2016 – Pokemon Go. Già: solo quattro anni fa andavate in giro a cercare i Pokémon. Ricordate? Scherzi a parte, Pokémon Go qualcosa di buono l’ha fatta: ha messo alla portata di tutti la realtà aumentata. No, non c’erano davvero i Pokémon nascosti nelle strade delle vostre città.   2017 – Tik Tok. Il fenomeno in Italia è esploso solo da pochi mesi, ma in realtà è nato in Cina nel 2017 come social network per adolescenti. E magari ci fossero solo gli adolescenti, verrebbe da dire sbirciando tra gli utenti che oggi sono approdati su questo nuovo social network.   2018 – Alexa, l’assistente vocale di Amazon è nata nel 2014 negli Stati Uniti (e dove sennò?) ma è arrivata da noi meno di due anni fa. Quando venne lanciata esistevano solo quattro dispositivi e Alexa poteva fare solo dodici cose, oggi invece le si può chiedere veramente di tutto, anche di parlare sottovoce o di farvi gli auguri di compleanno. Lo avete fatto, vero? Tranquilli, noi non vi giudichiamo.   2019 – Google stadia. La più grande rivoluzione nel mondo dei videogiochi sarà il Cloud Gaming e Google, come spesso accade, partirà in pole position. Questa tecnologia permette di “giocare in streaming”: nessun hardware, nessuna console, nessun bisogno di scaricare e installare il gioco. Vi basterà soltanto una connessione a internet (che sia abbastanza veloce), un computer (con il famoso browser Google Chrome) e un controller. Pochi requisiti per giocare ai titoli di ultima generazione fino a 8k di risoluzione. Certo, vi servirà anche un monitor all’altezza delle vostre aspettative.   2020 – Stay tuned.

E-mail marketing: perché serve e come usarlo

E-mail marketing: perché serve e come usarlo

Creare e mantenere contatti con i propri clienti condividendo contenuti è lo scopo principale dell’e-mail marketing, una delle tante strategie commerciali che fanno capo al cosiddetto Digital Marketing.   Il Digital Marketing, infatti, è l’insieme delle attività di marketing che attraverso i canali web sviluppano la propria rete commerciale e la coltivano analizzando i trend di mercato, prevedendone l’andamento e creando offerte su misura per i propri clienti.   Quando si pensa al connubio aziende/e-mail si crede, erroneamente, che si tratti solo di comunicazioni promozionali e pubblicitarie destinate, la maggior parte delle volte, a finire direttamente nella cartella spam. Ma l’e-mail marketing è molto più di questo. È uno strumento che se ben utilizzato può fare la differenza per il vostro business. Vediamolo insieme.   Cos’è l’e-mail marketing?   Partiamo dalle basi. Come accennato, l’e-mail marketing è una disciplina del Digital Marketing che, attraverso la posta elettronica, consente di creare relazioni stabili e reciproche sia con i clienti già acquisiti sia con quelli potenziali. Non si tratta di inviare le classiche newsletters uguali per tutti, ma di creare contenuti che siano il più possibile interessanti e personalizzati e che dunque permettano, innanzitutto, di farsi riconoscere come brand, ma anche di instaurare un rapporto di fiducia con i destinatari della comunicazione. L’e-mail marketing, dunque, deve contribuire a consolidare la vostra Brand Awareness. In linea generale con l’invio di e-mail a scopo commerciale l’azienda si pone i seguenti obiettivi:   Aggiornare costantemente la clientela sui propri prodotti e servizi (se ce ne sono di nuovi, se quelli terminati sono tornati disponibili, e così via). Informare su sconti e promozioni attive, evitando di essere troppo generici e tenendo sempre a mente la persona alla quale la mail sarà inviata (cliente affezionato, nuovo cliente, potenziale cliente, ecc.). Fidelizzare i clienti, con una comunicazione costante che trasmetta l’idea di un brand presente, al fianco del proprio pubblico In generale, instaurare relazioni personalizzate e costruttive.   Come funziona?   Il primo passo da compiere è quello di creare una mailing list, ovvero una lista di indirizzi e-mail di tutti i vostri clienti o potenziali clienti. Per ottenere gli indirizzi e-mail potrete procedere in diversi modi, ad esempio:   Facendo firmare al cliente un breve contratto cartaceo in negozio dopo i suoi acquisti. Se il cliente si riterrà soddisfatto non avrà problemi a concedervi cinque minuti per rilasciare il proprio indirizzo e-mail. Facendo sottoscrivere un form di contatto online che dovrete provvedere a inserire sul vostro sito internet.   Naturalmente, garantendo qualcosa in cambio, il cliente sarà più incline a lasciare i propri dati: sconti personalizzati, offerte speciali e programmi fedeltà che saranno inviati loro tramite la suddetta mail potrebbero essere un buon motivo. In concomitanza a questo primo step ricordatevi di scegliere un buon software che vi permetta di gestire e organizzare la vostra lista contatti e di creare newsletters professionali.   Il secondo passo consiste nella creazione e ottimizzazione della vostra campagna marketing che dovrà contemplare i seguenti tipi di e-mail marketing:   Retention e-mail marketing: serve a fidelizzare la clientela già acquisita per evitare il cosiddetto fenomeno churn rate, ovvero il tasso di abbandono dei clienti. E-mail calendarizzate e frequenti che devono avere come scopo quello stabilire una relazione sempre più solida fornendo un’immagine aziendale positiva e stabile. Direct e-mail marketing (DEM): è il tipo di e-mail più importante. Consiste, infatti, nella condivisione di informazioni a carattere commerciale personalizzate in base agli specifici target che saranno stati analizzati in precedenza. È uno strumento che permette di stabilire rapporti autentici con i propri clienti anche perché può essere molto interattivo. Gli utenti, infatti, hanno la possibilità di acquistare prodotti o di scaricare contenuti direttamente dalla posta elettronica.   Per attirare l’attenzione di nuovi potenziali clienti, inoltre, vi è anche la possibilità di inviare le cosiddette Advertising e-mail, ovvero dei messaggi pubblicitari che vengono inseriti nel corpo di mail inviate da altri, previo acquisto di uno spazio pubblicitario altrui.   Ricordate di calendarizzare l’invio delle mail in base a orari specifici derivanti dalle analisi relative al comportamento degli utenti stessi. Insomma, evitate di inviare mail alle quattro del mattino, per dire.   Il terzo e ultimo step consiste nel monitoraggio dei risultati: andamento della campagna, tasso di visualizzazioni, contenuti maggiormente apprezzati, e così via. Queste analisi vi permetteranno di ottimizzare sempre di più le vostre campagne e le vostre strategie.   Per quanto riguarda il contenuto delle mail ricordatevi di:   Rivolgervi ai vostri clienti, se possibile, chiamandoli per nome: darà l’idea di una comunicazione personalizzata e mirata, anziché di un messaggio massivo.  Scrivere messaggi brevi, concisi ma efficaci, che vadano dritto al punto. Utilizzare un font semplice e chiaro, dividere il testo in paragrafi e mettere ben in evidenza i link: è fondamentale che la lettura sia scorrevole, concisa ed efficace.   Perché l’email marketing è uno strumento importante? In base a quanto detto finora, cerchiamo di capire, in pochi semplici punti perché anche la vostra azienda può trarre vantaggi dall’utilizzo dell’e-mail marketing:   Rafforza la vostra brand awareness. Riduce di molto i costi pubblicitari. Permette di conoscere davvero, in termini commerciali, la propria clientela, per la quale potranno essere dunque create promozioni e offerte speciali ad hoc. Garantisce risultati ottimali in termini di Return on Investment (ROI): diverse ricerche di mercato, infatti, hanno dimostrato che l’e-mail marketing è uno dei migliori strumenti di Direct Marketing in termini di redditività del capitale investito. Si rivolge a una clientela mirata: selezionando una mailing list di commercianti, avremo un risultato migliore se il nostro prodotto è qualcosa che interessa quasi esclusivamente ai commercianti. Il destinatario avrà tempo per leggere la vostra comunicazione: essendo una e-mail, sarà consultata nel momento in cui il cliente avrà tempo di leggere le e-mail, cosa che non succede spesso nella pubblicità di vecchio stampo, per esempio, un cartellone pubblicitario sarà ignorato dalla maggior parte delle persone in transito, e un volantino sarà ignorato se consegnato a qualcuno che, in quel momento, sta pensando ad altro.   Insomma, l’e-mail marketing potrebbe essere la

Come capire se è una fake news

Come capire se è una fake news

Fake news, quante volte avete sentito o letto questa espressione? Innumerevoli, vero? Le fake news (letteralmente “notizie false”) sono ormai all’ordine del giorno: notizie spesso sensazionali, completamente inventate, studiate ad arte per fare scalpore, spesso arrecando danno a qualcuno e disinformando. Le ritroviamo dappertutto, nessun ambito viene risparmiato. Ma perché? Perché vengono diffuse le fake news?   Le ragioni per le quali vengono diffuse possono essere le più svariate, ad esempio economiche: i cosiddetti titoli “acchiappa clic”, spesso abbinati a temi scottanti, spingono le persone a cliccare sulla notizia e a leggerne il contenuto, semplice gesto che genera traffico sul sito della notizia falsa, un traffico che può essere monetizzato e di cui si avvantaggiano gli sponsor che hanno investito in pubblicità sul quel sito. Solitamente le pubblicità sui siti vengono pagate in base alle visualizzazioni o ai click ricevuti: una notizia sensazionale attirerà un sacco di visualizzazioni e quindi un sacco di click. Altre ragioni possono essere politiche: indebolire i propri avversari, screditarli per rafforzare la propria posizione e pilotare l’opinione pubblica. Una fake news, soprattutto quando diventa virale, può fare questo e altro. Fake news nella storia: la (finta) morte di Napoleone   È vero, le fake news sono aumentate a dismisura con l’avvento di internet e, soprattutto, dei social network, ma se credete che siano un fenomeno recente vi sbagliate di grosso. Le fake news esistono da molto, moltissimo tempo, probabilmente da sempre. Basti considerare che ne fu vittima anche un personaggio come Napoleone. Ebbene sì, il 21 febbraio del 1814, durante le famose guerre napoleoniche, venne diffusa la notizia che Napoleone era morto, ucciso dai cosacchi. La guerra dunque era finita e gli Alleati avevano vinto. La notizia, che ovviamente non fu mai confermata dato che Napoleone era vivo e vegeto, provocò la reazione degli azionisti che il mattino seguente si precipitarono a investire convinti del fatto che il re francese fosse morto e che il trono fosse tornato nelle mani dei Borboni. Poi però la notizia venne ufficialmente smentita e i ritenuti colpevoli condannati. Bastò dunque una notizia falsa, diffusa tramite una lettera per mandare in tilt la più importante borsa valori inglese. Come riconoscere (ed evitare) le fake news?   Riuscire a riconoscere una notizia falsa, una “bufala”, è estremamente importante, soprattutto se si intende condividerla, perché altrimenti non si farebbe altro che alimentare menzogne e disinformazione. Ma come fare? Innanzitutto, bisogna verificarne la fonte. Nel caso la notizia sia stata divulgata da una testata giornalistica, ad esempio, bisogna accertarsi che questa sia accreditata e lo si può fare controllando se nel footer è presente la partita IVA (ndr il footer è la parte finale di una pagina web cui generalmente si trovano le informazioni rilevanti sulla proprietà del sito e di altro genere). Si può anche verificare chi sia il proprietario del dominio attraverso alcuni registri come nic.it o whois.com: basterà visitarli e digitare il sito web per vedere a chi è intestato. Attenzione, però: alcune estensioni di dominio, ad esempio le .com, offrono anche la possibilità di nascondere i dati dell’intestatario del dominio, per cui questa tattica potrebbe anche non funzionare. In ogni caso potete sempre contare sul caro Google: se usato bene è il più grande alleato che si possa avere. Esistono, ad esempio, dei siti che si occupano appositamente di smascherare le fake news, portali di fact-checking (verifica dei fatti) contro la disinformazione, le bufale e l’allarmismo che dilagano su, infestando soprattutto le bacheche social. Quando la notizia vi sembra strana, correte su Google a digitare il titolo della notizia seguito dalla parola “bufala” o “fake news”, quindi consultate i risultati: se si tratta di una notizia falsa, qualche sito ne avrà già parlato.   Ora che sapete come fare, non lasciatevi ingannare più dalle fake news!

Guida per il caricamento dei video su Youtube

Vuoi caricare un video su YouTube ma non sai come fare? In pochi e semplici passi, nelle prossime righe, ti daremo tutte le informazioni di cui hai bisogno: dalla creazione di un canale YouTube al caricamento dei video. Visita www.youtube.com e poi clicca su Accedi in alto a destra. Inserisci le credenziali del tuo account Google. Infatti, per poter creare un canale su YouTube, è necessario possedere un account Google; se ancora non hai un account Google puoi crearlo cliccando su questo link: creare account Google. Dopo aver effettuato l’accesso a Youtube, cliccare sull’icona della fotocamera in alto a destra e scegliere Carica Video. A questo punto si dovrà scegliere il file che si intende caricare: cliccando su Seleziona File, o trascinando il file direttamente nella finestra mostrata di seguito, inizierà il caricamento del video.  Dopo aver selezionato il file da caricare, occorrerà inserire i dettagli del video: Titolo (obbligatorio); Descrizione, sarà il testo che identitficherà il video e giocherà un ruolo anche nel posizionamento dello stesso all’interno del motore di ricerca di YouTube; Miniatura, ovvero una foto che anticipa i contenuti del video (si può scegliere di caricare una miniatura o di selezionare un frame del video appena caricato); Playlist, ovvero si può decidere di aggiungere il video ad una playlist esistente.  Successivamente, bisogna specificare obbligatoriamente se il video è destinato ai bambini o meno. In Altre Opzioni si potrà: specificare se il video include promozioni a pagamento; inserire dei tag, ovvero delle chiavi di ricerca che possono risultare utili agli utenti nella ricerca del video in questione; specificare la lingua del video e se è richiesta una certificazione dei sottotitoli. Si può anche decidere di caricare i sottotitoli. Indicare la data e la località della registrazione, il tipo di licenza per la distribuzione e scegliere se e come mostrare i commenti: ad esempio, si può decidere di trattenere i commenti per revisionarli prima di pubblicarli. Dopo aver cliccato su Avanti appare la schermata Elementi video, in cui si avrà l’opportunità di aggiungere una schermata finale al video o schede di contenuti correlati al video da promuovere. La schermata finale può essere importata da un video precedentemente caricato o si può aggiungere. E si possono aggiungere vari tipi di schede: video, playlist, canale, link. A questo punto, nella parte finale della procedura, si accede alla sezione Visibilità: si decide quando pubblicare il video (con l’opzione Programmazione) e chi può guardarlo, impostando il video come pubblico, privato o non in elenco. Un video pubblico sarà individuabile tramite la ricerca su YouTube da tutti gli utenti, quello privato non sarà accessibile ad altre persone (neanche se hanno il link del video), quello “non in elenco” sarà visualizzabile solo da chi ha il link del video, ma non sarà individuabile tramite le ricerche su YouTube.  Infine, cliccare su Salva. Dopo questi step, il processo di pubblicazione dovrebbe essere completato e il video verrà caricato e incluso nei contenuti del canale.      

Come inserire immagini in un articolo WordPress

Inserire immagini o foto nel tuo articolo WordPress è molto semplice e veloce, oltre che una scelta consigliatissima. Le immagini, infatti, sono contenuti visivi importantissimi per il web: aiutano gli utenti a interpretare meglio il tuo messaggio e rendono la lettura molto più piacevole.   In un articolo WordPress puoi inserire immagini all’interno del testo e immagini in evidenza, vediamo insieme come.   Inserire un’immagine nel testo di un articolo WordPress   Se vuoi arricchire il tuo articolo creato su WordPress con immagini o foto di cui sei in possesso, posiziona il cursore del mouse sul corpo del testo, esattamente dove gradisci che la tua immagine sia visibile (potrete sempre spostarla successivamente trascinandola).   A questo punto fare click su “Aggiungi media” dalla tabella strumenti  e quindi – se l’immagine non è già presente nella Libreria – su “Carica file”. Scegli e seleziona l’immagine dal file del tuo computer, assicurandoti che non sia troppo pesante (consigliamo non oltre i 160 kb!) e che abbia le dimensioni adatte al tuo sito web (per saperne di più, vedi linee guida al caricamento di immagini su WordPress).   Inserire un’immagine in evidenza nell’articolo WordPress   E’ consigliato inserire anche un’immagine in evidenza nel tuo articolo, che nella maggior parte dei casi sarà visibile  – online – tra il titolo e il corpo del testo. Basta clicclare su “Imposta l’immagine in evidenza” nel box che trovate all’interno della colonna destra della pagina.   Scopri anche come inserire link interni ed esterni con WordPress.

Guida GIMP: Come scaricare GIMP gratis online

Sei appassionato di disegno e fotografia, ti piacerebbe divertirti con l’editing di immagini ma non vuoi acquistare le costose licenze dei software proprietari? Ti sveliamo un segreto: esiste un software online, gratuito e affidabile che puoi utilizzare liberamente per gestire le immagini in autonomia adatto sia ad utenti professionisti che a semplici appassionati desiderosi di utilizzare uno strumento di alto livello senza troppe pretese.   GIMP, GNU Image Manipulation Program, è un editor di immagini open source sviluppato negli anni ‘90 e costantemente aggiornato nel tempo, tanto da considerarlo anche come possibile alternativa al più conosciuto Photoshop. Un programma di editing immagini può anche essere utile per semplici operazioni, come il ridimensionamento delle stesse. In questa guida spiegheremo passo passo come scaricare GIMP e come installarlo.   Scaricare GIMP   Prima di poter usare GIMP, è necessario scaricare e installare il programma sul proprio computer. La procedura per scaricare GIMP è molto semplice:   visita il sito www.gimp.org, clicca sul pulsante arancione DOWNLOAD; si aprirà un’altra pagina web dove dovrai cliccare di nuovo sul pulsante arancione DOWNLOAD DIRECTLY; una volta completato il download, clicca e apri il file scaricato per procedere all’installazione; seleziona la lingua e il modo di installazione (se per tutti gli utenti o per l’utente attuale), clicca su Personalizza per leggere l’accordo di licenza e decidere quali componenti installare poi clicca su Installa. Una volta completata l’installazione, clicca su Fine.   A questo punto, l’installazione è completa: puoi aprire il programma e iniziare a modificare le tue immagini! E, se non sai come fare, consulta le nostre guide su come usare GIMP e come ridimensionare le immagini su GIMP.

Guida GIMP: gli strumenti di GIMP

GIMP, GNU Image Manipulation Program, è un editor di immagini open source scaricabile gratuitamente al link www.gimp.org. Tutti possono utilizzarlo, sia appassionati dell’editing di immagini che professionisti del settore in alternativa a Photoshop.   Prima di addentrarci in questa nuova guida GIMP, però, ti suggeriamo di consultare la nostra Guida Gimp per scaricarlo e installarlo sul PC; solo dopo aver installato il programma, infatti, potrai imparare ad utilizzarne l’interfaccia, a scaricare un’immagine e a caricarla per la modifica.   Aprire GIMP   Cliccando due volte sull’icona del programma appena installato oppure digitando le prime lettere del nome GIMP sulla barra di ricerca vicino all’icona START, questo si aprirà e noterai subito un’interfaccia familiare e semplice da utilizzare:   a sinistra dell’area di lavoro si trova il pannello degli strumenti con tutte le funzionalità offerte da GIMP per l’editing grafico; al centro c’è il layout principale dove sarà visibile la grafica da elaborare; a destra si trovano i pannelli dei livelli e dei pennelli, ognuno con delle funzionalità specifiche relative a canali, tracciati, motivi, gradienti; infine, in alto, la consueta barra dei menù da cui è possibile effettuare una serie di azioni, come ad esempio salvare i file.   Tutti i pannelli possono essere spostati e/o ridimensionati, così l’utente può adattare l’area di lavoro alle proprie esigenze.   Scaricare un’immagine da Google Chrome   Se si vuole modificare un’immagine su GIMP e l’immagine si trova su Google, la si può scaricare in modo molto semplice:   vai su www.google.it e nella barra di ricerca digita la parola che identifica l’immagine che stai cercando, ad esempio fiore; seleziona la tab Immagini (Images in inglese), appariranno tutte le immagini disponibili; scegli l’immagine che fa per te, premi il tasto destro del mouse e dal menù che si apre seleziona l’opzione Salva immagine con nome; nella nuova finestra digita il nome del file e scegli la cartella in cui salvarlo, ad esempio Desktop, e clicca su Salva.   Ricorda: le immagini presenti su Google potrebbero essere protette da copyright, pertanto non è possibile utilizzarle per scopi commerciali; per farlo, hai bisogno dell’autorizzazione dell’autore. In alternativa, puoi utilizzare immagini di stock presenti su siti come www.pixabay.com o www.envato.com.   Caricare e aprire un’immagine su GIMP   Per caricare un’immagine da modificare su GIMP è sufficiente trascinare il file dalla cartella in cui si trova verso l’area di lavoro di GIMP. Oppure, si può procedere partendo dalla barra dei menù in alto:   clicca su File clicca su Apri individua la cartella in cui hai salvato il file da modificare (Desktop, ad esempio) seleziona il file da modificare (fiore.jpg, ad esempio) clicca su Apri.   Un modo più veloce per aprire un’immagine su GIMP consiste nel premere contemporaneamente i tasti CTRL+O: si aprirà subito il menù da cui poter scegliere l’immagine. Se invece, desideri creare un’immagine da zero, premi CTRL+N oppure dal menù File clicca su Nuova.     Ora che conosci meglio l’interfaccia utente di GIMP e sai come caricare un’immagine, puoi finalmente iniziare a modificarla. Se non sei un professionista ma ti piacerebbe sapere come ridimensionare, ritagliare e ruotare un’immagine su GIMP, consulta la nostra guida GIMP.

Guida GIMP: Come ridimensionare le immagini con GIMP

Nei nostri articoli precedenti abbiamo scoperto che GIMP, GNU Image Manipulation Program, è un editor di immagini gratuito disponibile online che può essere utilizzato da principianti e professionisti nel settore dell’editing di immagini; abbiamo spiegato le possibilità che ci offre la sua interfaccia utente e abbiamo descritto passo passo come caricare un’immagine per modificarla.    Se ti sei perso le nostre guide precedenti, niente paura! Puoi recuperarle cliccando su questi link:   Guida Gimp: Come scaricare GIMP gratis online Guida Gimp: Gli strumenti di GIMP   Ora che conosci meglio GIMP, puoi finalmente iniziare a modificare le immagini con questo editor gratuito. Nei prossimi paragrafi illustriamo alcune delle sue funzionalità principali: come ridimensionare, ritagliare e ruotare un’immagine su GIMP.   Ridimensionare un’immagine su GIMP   Ridimensionare un’immagine significa ridurla o ingrandirla mantenendo le proporzioni. Per ridimensionare un’immagine su GIMP:   nella barra dei menù, clicca su Immagine seleziona l’opzione Scala Immagine nella nuova finestra, imposta le dimensioni per uno solo dei valori (ad esempio, lunghezza); l’altro si adeguerà di conseguenza in base alle proporzioni dell’immagine. Puoi scegliere di visualizzare le dimensioni in pixel, centimetri, pollici e tante altre unità di misura. Clicca su Scala per vedere il risultato del ridimensionamento.   La scorciatoia da tastiera (shortcut) per eseguire tale azione è Shift+S.   Per ridimensionare l’immagine senza mantenere le proporzioni, occorre premere sul pulsante accanto agli indicatori di larghezza e altezza, scollegandoli. Dopodiché puoi impostare le dimensioni a tuo piacimento e cliccare su Scala.     Ritagliare un’immagine su GIMP   Per ritagliare un’immagine, ovvero eliminare una parte dell’immagine, si utilizza l’apposito strumento situato a sinistra dello schermo. La procedura per ritagliare l’immagine è semplice:   seleziona lo strumento Ritaglia; disegna, sull’immagine, il rettangolo che desideri mantenere regolandone le dimensioni attraverso gli angoli di trascinamento; premi Invio per vedere il risultato.   La scorciatoia da tastiera (shortcut) per eseguire tale azione è Shift+C.   Sempre a sinistra dello schermo, è possibile selezionare una serie di opzioni: ad esempio, selezionando Rapporto Dimensioni si può specificare un vincolo di altezza e larghezza in pixel: il rettangolo che si andrà a disegnare sarà sempre un multiplo o un sottomultiplo di quanto impostato. Inoltre, si può scegliere il blocco di larghezza, altezza e dimensione.     Ruotare un’immagine su GIMP   Per ruotare un’immagine su GIMP:   nella barra dei menù, clicca su Immagine; seleziona l’opzione Trasforma; dal menù puoi scegliere se ruotare l’immagine a 90° in senso orario o antiorario, a 180° o di ruotarla liberamente (Rotazione arbitraria); clicca su Rotazione arbitraria e, nella finestra che si apre affianco, imposta l’angolo di rotazione a tuo piacimento, poi clicca su Ruota per ottenere l’effetto prescelto.   La scorciatoia da tastiera (shortcut) per eseguire tale azione è Shift+R.     Visto? Usare GIMP è davvero semplice grazie alla sua interfaccia intuitiva. In questo articolo abbiamo illustrato la procedura per ridimensionare, ritagliare e ruotare un’immagine su GIMP. Ma quelle descritte sono solo alcune delle funzionalità che GIMP mette a disposizione per l’editing grafico: per una guida completa, puoi visitare il sito www.html.it/guide/guida-gimp.

Guida all’Aspect Ratio: come caricare foto perfette sui social

Hai mai sentito parlare di aspect ratio? Beh, se vuoi caricare delle immagini perfette sui social è importante sapere di cosa si tratta. In questa guida spieghiamo cos’è l’aspect ratio, perché è importante e quali sono i formati di immagini da utilizzare sui social.   L’aspect ratio è il rapporto d’aspetto, ovvero il rapporto che esiste tra la larghezza e l’altezza di un’immagine. Occorre subito chiarire che ci si riferisce alle proporzioni tra le due misure e non alle dimensioni specifiche, quindi se, ad esempio, un’immagine ha un rapporto 1:1, le sue dimensioni potrebbero essere sia 500×500 pixel sia 5000 x 5000 pixel, poiché il rapporto tra larghezza e altezza è lo stesso in entrambi i casi.   Per spiegare meglio il concetto di aspect ratio possiamo dire che, ad esempio, in un formato 4:3, il lato più corto dell’immagine è tre quarti del lato più lungo, qualsiasi sia l’unità di misura e la dimensione del lato (pixel, centimetri, metri, ecc…).   Perché è importante conoscere l’aspect ratio di un’immagine?   È importante conoscere l’aspect ratio di un’immagine perché consente di modificare l’immagine in maniera ottimale, evitando che il suo ridimensionamento la renda allungata o compressa. Un modo semplice per conoscere l’aspect ratio di un’immagine consiste nel dividere entrambi i numeri della risoluzione per il loro Massimo Comune Divisore, ovvero il numero più grande per cui questi due numeri possono essere divisi.   Esempio: 1200×800 può essere diviso al massimo su 400 per entrambi i numeri, per cui abbiamo 1200/400=3 e 800/400=2, di conseguenza l’aspect ratio di una risoluzione 1200×800 è di 3:2.   Vediamo alcuni dei formati più conosciuti e usati.   Formato 3:2   È un rettangolo con orientamento orizzontale, adatto per tutti i tipi di soggetti.   Formato 16:9   Si adatta bene ai panorami ed è il formato maggiormente utilizzato per i video.   Formato 1:1   È un quadrato ed è molto bilanciato. Lo troviamo spesso su Instagram.   Formato 3:4   Ideale per le immagini verticali.   Formato 4:3   È lo standard dei vecchi televisori e ora viene poco utilizzato. Esempi di formato 4:3 sono le foto che hanno come dimensione 800×600, 3264×2448 o 4000×3000.   Detto ciò, quale formato è ideale per le immagini da pubblicare sui social?   Formati per le immagini social   Sui social è possibile pubblicare le immagini in diverse sezioni. Esiste la foto profilo, l’immagine di copertina, l’immagine per il post in bacheca etc. Ogni sezione ha un formato preferito, che fa sì che l’immagine si veda completa, senza ritagli o sgranature. Di seguito elenchiamo il formato ideale per ogni tipo di pubblicazione e, insieme ad esso, specifichiamo anche la dimensione che l’immagine dovrebbe avere.   Formati per Facebook   Foto profilo – Formato 1:1 – Dimensioni 170×170 pixel   Immagine di copertina – Formato 2,7:1 – Dimensioni 851×315 pixel   Immagine del feed – Formato 1,91:1 – Dimensioni 1200×630 pixel   Facebook Stories – Formato 9:16 – Dimensioni 1080×1920 pixel   Formati per Instagram   Foto profilo – Formato 1:1 – Dimensioni 320×320 pixel   Post del feed, Panoramica – Formato 1,91:1 – Dimensioni 1080×566 pixel   Post del feed, Ritratto – Formato 4:5 – Dimensioni 1080×1350 pixel   Post del feed, Quadrato – Formato 1:1 – Dimensioni 1080×1080 pixel   Instagram Stories – Formato 9:16 – Dimensioni 1080×1920 pixel   Finalmente conosci quale formato utilizzare per pubblicare le tue immagini sui social e sai quali dimensioni dovrebbe avere l’immagine per visualizzarla senza tagli o sgranature. In questa guida ci siamo concentrati solo su Facebook e Instagram, ma vi sono altri social come LinkedIn o Twitter che richiedono formati diversi per i vari tipi di immagine. Per saperne di più puoi leggere l’articolo pubblicato da Hootsuite in merito.